I MIEI MODELLI DI GAETANO77

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Messaggio  Gaetano77 il Dom Mar 17, 2013 1:08 am

Amerigo Vespucci

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L'Amerigo Vespucci è un veliero della Marina Militare costruito come nave scuola per l'addestramento degli allievi ufficiali dei ruoli normali dell'Accademia Navale.

Storia

La decisione di costruire l'Amerigo Vespucci venne assunta nel 1925, allo scopo di sostituire l'omonima nave scuola della Classe Flavio Gioia, un incrociatore a motore e a vela, ormai prossimo alla radiazione, che fu posto in disarmo nel 1928 e ormeggiato nel porto di Venezia per essere adibito ad asilo infantile, riservato agli orfani dei marinai.

Il Vespucci fu progettato insieme al gemello Cristoforo Colombo nel 1930 dall'ingegnere Francesco Rotundi, tenente colonnello del Genio Navale e
Direttore dei cantieri navali di Castellammare di Stabia (Napoli), riprendendo i progetti del veliero Monarca, l'ammiraglia della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, poi ribattezzato Re Galantuomo quando fu requisito dalla Marina piemontese dopo l'invasione delle Due Sicilie. I progetti ricopiati erano dell'ingegnere navale napoletano Sabatelli ed erano custoditi a Castellammare di Stabia insieme alle tecnologie necessarie alla costruzione di questa tipologia di imbarcazione.

La nave-scuola fu varata il 22 febbraio 1931 a Castellammare di Stabia. Partì completamente allestita il 2 luglio alla volta di Genova dove, il 15 ottobre 1931, ricevette la bandiera di combattimento nelle mani del suo primo comandante, Augusto Radicati di Marmorito. Il suo compito fu quello di affiancare il Cristoforo Colombo nell'attività di addestramento, e venne inquadrata nella Divisione Navi Scuola insieme alla Colombo e ad un'altra nave minore, facendo varie crociere addestrative nel Mediterraneo e nell'Atlantico; al termine della seconda guerra mondiale, per l'effetto degli accordi internazionali, il Cristoforo Colombo dovette essere ceduto insieme ad altre unità all'URSS, quale risarcimento dei danni di guerra.

Dal 1946 al 1952 è stata l'unica nave scuola a vela della marina militare italiana fino all'entrata in servizio dell'Ebe, un brigantino goletta costruito nel 1921 ed acquistato dalla Marina Militare nel 1952.
A partire dal 1955 è stata affiancata da un altro veliero acquistato dalla Francia e ribattezzato Palinuro. Attualmente l'Amerigo Vespucci è la più anziana nave della Marina Militare ancora in servizio.

Il motto della nave, ufficializzato nel 1978, è «Non chi comincia ma quel che persevera» ed esprime la sua vocazione alla formazione ed
addestramento dei futuri ufficiali della Marina Militare. I precedenti motti sono stati: «Per la Patria e per il Re»; sostituito nel 1946 con «Saldi nella furia dei venti e degli eventi».

L'addestramento si svolge attraverso le Campagne Addestrative. Queste Crociere d'Istruzione, effettuate già 71 volte, avvengono con itinerari diversi;
in particolare questa nave scuola si è recata in Nord Europa 37 volte, 20 in Mediterraneo, 4 in Atlantico Orientale, 7 in Nord America, 1 in Sud America e 1 circumnavigando il Globo.

Oltre all'addestramento in particolare nell'ultimo decennio, ha spesso avuto il compito di ambasciatore sul mare dell'arte, della cultura e dell'ingegneria italiana,[3] presentandosi in molti dei più importanti porti del mondo in particolari occasioni come ad Auckland (Nuova Zelanda) nell'ottobre 2002 in occasione della 31ª edizione dell'America's Cup e più recentemente ad Atene nel 2004 per le Olimpiadi ed a Portsmouth nel 2005 per la commemorazione della battaglia di Trafalgar ove ha avuto un ruolo di primo piano.

È un veliero che mantiene vive le vecchie tradizioni. Le vele sono ancora in tela olona, le cime sono tutte ancora di materiale vegetale, e tutte le
manovre vengono rigorosamente eseguite a mano; ogni ordine a bordo viene impartito dal comandante, tramite il nostromo, con il fischietto;
l'imbarco e lo sbarco di un Ufficiale avviene con gli onori al barcarizzo a seconda del grado dell'ospite.

Nel 2006, a 75 anni dall'entrata in servizio, ha ricevuto presso l'Arsenale Militare Marittimo della Spezia pesanti lavori di manutenzione con la sostituzione completa dell'albero di trinchetto per sopraggiunti limiti di usura, ricostruito fedelmente all'originale ricorrendo alle artigianali tecniche dell'epoca; la sostituzione di alcune lamiere a scafo richiodate da abili artigiani e la riconfigurazione del locale ausiliari con impianti di recente concezione.
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Messaggio  Gaetano77 il Dom Mar 17, 2013 1:16 am

Il San Giovanni Battista

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Il San Giovanni Battista, costruito in Toscana nel 1598, costituisce un buon esempio della diffusione che agli inizi del XVII Secolo ebbe il galeone in Europa.
Già verso la metà del Cinquecento,a causa dell'innesorabile e progressivo interramento del porto di Pisa (situato al riparo delle secche della Meloria nel tratto di costa ora corrispondente alla località denominata Stagno), Cosimo.
I dé Medici si era trovato nella necessità di reperire una nuova base decise quindi di trasformare il porticciolo di livorno nel maggiore scalo marittimo del Granducato di Toscana. L'impresa fu proseguita e portata a termine dai suoi successori.
Nel 1593 venne prolungata la costituzione livornina e la città quasi assunse a simbolo di tolleranza e convivenza, giacché vi si dava rifugio a tutte le persone perseguitate per motivi politici, religiosi o razziali.
Il San Giovanni Battista venne concepito come una testimonianza dello spirito cosmopolita e avventuroso della città che andava crescendo di importanza e fu uno dei primi galeoni costruiti in Italia, dove le navi dominanti continuavano a essere le galee e le galeazze.
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Re: I MIEI MODELLI DI GAETANO77

Messaggio  Gaetano77 il Dom Mar 17, 2013 1:20 am

Sciabecco Francese Indiscret

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Lo sciabecco è una imbarcazione di origine araba con tre alberi a vela latina del peso variabile fra le 150 e le 200 tonnellate, armate generalmente con 12 o 20 cannoni, ma fu usato spesso come nave da carico.

Originariamente veniva presumibilmente usata come imbarcazione per la pesca con le reti. Lontano discendente del dromone bizantino, più corto ma più capiente della galea, era dotato di un buon sistema velico su 3 alberi con vele latine e fiocco latino teso tra albero di bompresso e albero di trinchetto e di un certo numero di remi (da otto a dodici) che permetteva di viaggiare anche in condizioni di vento sfavorevole. Per le sue caratteristiche venne usato quasi esclusivamente nelle acque chiuse del Mediterraneo.

Fu usato dalle marine europee a partire dal XIV secolo ma il suo massimo periodo di diffusione fu il settecento. Venne infatti impiegato dalla
marina spagnola per contrastare i corsari barbareschi.

Schema della velatura di uno sciabecco-fregata.
In questo secolo conobbe una notevole evoluzione, infatti in Francia, pagna, Italia e nella barberia (Nord Africa) si diffuse lo Sciabecco-Fregata, una nave che poteva passare dalle vele quadre a quelle latine e che era armata con un numero variabile di cannoni (dai 14 ai 34 in genere). Si trattava di una nave più veloce e boliniera della normale fregata (grazie alle linee più affilate dello scafo), ma molto meno robusta; era utilizzata per la guerra di corsa e per contrastare la guerra di corsa nemica.

Nello stesso periodo molte marinerie mediterranee (in particolar modo liguri e nord africane) utilizzarono degli sciabecchi, più piccoli e leggeri, la chiglia bassa (per favorire la navigazione costiera) e con ancora la capacità di mettere in acqua dei remi, per il commercio veloce, il contrabbando e, all'occorrenza, la pirateria.
Squadre estese di sciabecchi fecero parte delle marine militari della repubblica veneziana (fino alla sua fine) della turchia ottomana, della Spagna, del regno di Napoli, ma vari tipologie di Sciabecchi furono utilizzate da Francia, cavalieri di Malta, granducato di Toscana, regno di Sardegna, impero Russo (squadra del Mar Nero), Marocco, e (in piccolo numero e come preda bellica) dalla squadra del mediterraneo della Royal Navy.

Curiosità
Lo sciabecco viene citato nella canzone Sinan Capudan Pascià, di Fabrizio De André. È l'imbarcazione che il marinaio schiavo Scipione Cicala salva
da una secca preservando con essa la vita del Sultano. Per ricompensa, e per la astuzia ed opportunismo politico in seguito ben dimostrate, il
Cicala verrà infine nominato Gran Visir e Serraschiere dal Sultano.
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Re: I MIEI MODELLI DI GAETANO77

Messaggio  Gaetano77 il Dom Mar 17, 2013 1:24 am

La San Filipe

Nome: San Felipe
Nazionalità: Spagna
Anno di Costruzione: 1629
Cantiere : La Coruna, Spagna
Categoria: Galeone
Propulsione: Vela
Altri dati :
Tipo: vascello a tre ponti di prima classe
Varo: 1693
Lunghezza: m 63
Larghezza: m 16
Immersione: m 6
Dislocamento: t 1890
Armamento: 108 cannoni
Equipaggio: 400 uomini


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Breve Storia

Quando nel febbraio del 1693, dai cantieri spagnoli di La Coruna, scese in mare il San Felipe la potenza navale iberica non era più quella che aveva trionfalmente solcato i mari di tutto il mondo. Costruito senza economia di materiali, con un fasciame esterno e uno interno, il San Felipe aveva uno scafo possente e massiccio. Lo scheletro della nave era rivestito da tavole di quercia lunghe 8 m e spesse15 centimetri. Gli altri elementi del fasciame erano realizzati in olmo, quercia e pino. I lembi dei vari "corsi" (così erano dette le tavole in linguaggio tecnico) tendevano, per effetto della dilatazione del legno e delle sollecitazioni alle quali era sottoposta la nave, inevitabilmente ad allargarsi o a restringersi, pregiudicando così l'impermeabilità dell'intera struttura.
Per ovviare a tale inconveniente, lo scafo del San Felipe venne calafatato introducendo nelle fessure, fra una tavola e l'altra, stoppa imbevuta di pece o catrame. L'intero scafo, inoltre, venne foderato con una mistura di catrame vegetale e resina estratta dalle conifere; si sovrappose poi a tale strato uno spessore di "borra", formato da pelli di animali mescolate a vecchio cordame incatramato, e infine sul tutto furono inchiodate tavole di rovere dello spessore di 2 centimetri. La loro chiodatura venne eseguita con chiodi a testa larga, disposti molto vicini gli uni agli altri in modo da coprire quasi interamente la carena e difendere, quindi, il legno immerso dagli attacchi degli agenti marini. 11 San Felipe era armato con cannoni in bronzo, preferibili a quelli in ferro per la loro maggiore resistenza e maneggevolezza. i cavi delle ancore, dette "gòmene" o "gomène", avevano dimensioni notevoli,
da 20 a 35 cm di diametro, e n° 2 ancore di scorta. Le gomene di maggior diametro erano dette gomene "maestre", quelle minori "seconda gomena",
"gomena di ormeggio" o di "afforco". Per salpare le ancore, il San Felipe disponeva di due argani; quello maggiore era costituito da due campane, una sul primo ponte e una sul secondo. Si poteva così manovrare l'argano su due piani contemporaneamente e raddoppiare la forza applicata. Il San Felipe non partecipò ad alcuna battaglia navale e venne demolito nel 1736.
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Re: I MIEI MODELLI DI GAETANO77

Messaggio  Gaetano77 il Dom Mar 17, 2013 1:28 am

La Santissima Trinidad

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Il vascello spagnolo Santísima Trinidad, il cui nome completo era Nuestra Señora de la Santísima Trinidad, da non confondere con la Santísima Trinidad y Nuestra Señora del Buen Fin fu un vascello a tre ponti da 120 cannoni della Armada Española della seconda metà del XVIII secolo. Varata nel 1769, tra il 1795 ed il 1796 i cannoni furono aumentati a 136 unità.

Costruito nell'arsenale dell'Avana a Cuba fu varato il 3 marzo 1769, su disegno di un irlandese, Matthew Mullan. Inizialmente si presentava come un vascello a tre ponti con 120 o, secondo altre fonti, 116 pezzi di artiglieria. I disegni originali non sono conservati, ma si stima fosse lungo m. 61,40 (o 59,53). Fu superato in grandezza dalle nuove navi francesi da 120 cannoni della classe Océan (tra cui celebre L'Orient) varate a partire dal 1790. Nel
1795 ricevette una batteria supplementare di cannoni da otto libbre, alloggiata in un quarto ponte creato congiungendo il castello di prua a quello di poppa, il che ne fece l'unico quattro ponti al mondo. L'armamento fu portato così a 144 pezzi (che però furono spesso ridotti a 130 o 136 per ridurre il peso dei ponti superiori). Solo un'altra nave da guerra, la statunitense Pennsylvania, sarebbe stata, molti anni dopo, costruita con quattro ponti. Dopo le modifiche la sua lunghezza salì a 63,36 m.

Il ponte supplementare gravato di artiglierie ne influenzò negativamente le capacità veliche, il che le valse il soprannome di El Ponderoso. Altri soprannomi più ufficiali, come El Escorial de los mares facevano riferimento alla grandezza e alla potenza del suo armamento ed equipaggio (1071 marinai e 25 mozzi). Le artiglierie furono presto ridotte a 130 o 134 pezzi, il che ne faceva comunque il più formidabile vascello in servizio.

Partecipò da protagonista alle vicende delle guerre napoleoniche, seguendo le ondivaghe sorti della Spagna, prima alleata della Francia, poi della
Gran Bretagna.

Sfuggì alla cattura nella battaglia di Capo San Vincenzo il 14 febbraio 1797, nonostante avesse in un primo momento abbassato la propria insegna, in seguito ai gravi danni subiti in seguito al fuoco concentrico delle navi inglesi Blenheim (90), Orion (74), Irresistible (74) e Excellent (74). Infatti venne soccorsa da altre navi spagnole che giunsero al punto di minacciare di aprire il fuoco se la Santísima Trinidad, che era la nave ammiraglia, non avesse
rialzato i propri colori. Gravemente rallentata dai propri danni riuscì infine a salvarsi nella rada di Cadice.

Il destino l'attendeva nella Battaglia di Trafalgar (21 ottobre 1805). Nave di bandiera del Contrammiraglio (jefe de escuadra) Baltasar Hidalgo de Cisneros, si trovò coinvolta nella micidiale mischia intorno alla nave ammiraglia Francese Bucentaure e dopo una dura lotta, disalberata, si arrese al
capitano Thomas Fremantle, della Neptune. Presa a rimorchio, imbarcando acqua e incapace di manovrare, affondò nella tempesta che si scatenò
poco dopo la battaglia, il 22 ottobre.
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Messaggio  Ferryboat il Dom Mar 17, 2013 2:39 pm

Grande!Certo che ti sei divertito a realizzare tutto questo ben di Dio!
Complimenti!
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Messaggio  Gualtiero il Dom Mar 17, 2013 2:39 pm

Sono davvero degli ottimi modelli!!!!I complimenti sono scontati e ci sono davvero poche parole per esprimere la tua bravura.
Ti chiedo solo una cosa...sono tutti auto costruiti oppure sono scatole di montaggio?
In tutti i modi, bravo davvero! Wink

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Re: I MIEI MODELLI DI GAETANO77

Messaggio  Admin il Dom Mar 17, 2013 2:53 pm

mi associo ai complimenti e, se ti fa piacere e ti metti d'accordo con il nostro Ferryboat, magari potresti farceli ammirare alla Mostra di Taormina che stiamo organizzando per Pasqua Wink

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Roberto

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Messaggio  Gaetano77 il Dom Mar 17, 2013 4:52 pm

Grazie a tutti per i complimenti, Gualtiero sono tutti kit di montaggio solo alcune navi che ancora non ho messo sono auto costruite.
Quanto riguarda per la mostra a Taormina mi piacerebbe tanto portarle ma ci vorrebbe un furgoncino per portarle tutte, non so magari ci si può organizzare, cmq grazie a tutti saluti da Gaetano.
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Messaggio  Gualtiero il Dom Mar 17, 2013 5:13 pm

Gaetano77 ha scritto:Grazie a tutti per i complimenti, Gualtiero sono tutti kit di montaggio solo alcune navi che ancora non ho messo sono auto costruite.
Quanto riguarda per la mostra a Taormina mi piacerebbe tanto portarle ma ci vorrebbe un furgoncino per portarle tutte, non so magari ci si può organizzare, cmq grazie a tutti saluti da Gaetano.

Parla con il nostro ferryboat...mercoledì 27 dalle 16 alle 20 la nostra sede è aperta...porta i modelli che concorderai con ferryboat (ovviamente ben protetti) che noi il giovedì carichiamo il furgone per la mostra Wink

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