Fincantieri in crisi

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Fincantieri in crisi

Messaggio  Admin il Mar Set 21, 2010 7:47 pm

E' rimbalzata sulle pagine dei maggiori quotidiani la notizia di un possibile riassetto di Fincantieri con la conseguente riduzione di circa 2500 posti di lavoro.
Lo scenario è particolarmente pesante per quanto riguarda due siti per noi "storici" come i cantieri di Riva Trigoso e di Castellamare di Stabia.
Palermo, sulla carta, dovrebbe essere salva.

Per meglio farvi un'idea vi propongo l'articolo pubblicato oggi 21 settembre su Il Sole 24 Ore a firma di Raoul de Forcade

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Sacconi: «Convocheremo [e parti per trattare» Governo in campo sul riassetto Fincantieri Raoul de Forcade GENOVA rza Stabilimenti Fincantieri in sciopero o in agitazione in tutta Italia; le rassicurazioni del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, con la promessa che il Governo convocherà le parti; la conferma della manifestazione dei lavoratori della cantieristica a Roma, l'i ottobre; e le amministrazioni locali di regioni, provincie e città sedi di cantieri pronte a far fronte comune con i sindacati, nel corso di un incontro tra segreterie dipiomCgil, Fim-Cisl, Uilm ed enti locali che si terrà oggi nella capitale. E il risultato della bufera scoppiata intorno a una bozza di piano industriale di Fincantieri, emersa nei giorni scorsi, che mette sul tavolo una possibile ristrutturazione del gruppo statale, con la chiusura di due stabilimentie ilridimensionamento di altri.

Il piano (2010-2014) contemplanna riduzione degli organici, su complessivi 9mila addetti, di 2.450 unità, in tutti gli stabilimenti italiani. Dovrebbero chiudere i battenti i cantieri di Riva Trigoso (le cui lavorazioni, militari, passerebbero allo stabilimento spezzino del Muggiano) e Castellammare di Stabia (dove si prefigura un nuovo polo nautico). Dovrebbe, inoltre, essere dimezzato quello di Genova Sestri Ponente, dove oggi si costruiscono navi da crociera e che, secondo la bozza, sarebbe destinato aprodurre solo la parte meccanica, cioè l'equipaggiamento delle navi. Anche i siti di Palermo e Ancona sarebbero ridimensionati. Mentre la costruzione di navi da crociera risulterebbe concentrata sui siti produttivi di Marghera e Monfalcone. Nel piano è prevista, invece, la crescita, degli occupati, di 900 unità in cinque anni, neicantieri acquisiti da Fincantieri negli Stati Uniti. Tutta l'operazione italiana dovrebbe essere gestita attraverso ammortizzatori sociali. Unprogramma in merito al quale Fincantieri precisa che si tratta ancora di una bozza, tutta da discutere.

«L'azienda - ha riportato una nota ufficiale - non ha preso alcuna decisione, e comunque prima di procedere in qualsiasi direzione haben presente la necessità di aprire un'ampia discussione con il sindacato e le istituzioni. Ovviamente, in base all'andamento e alla grave crisi del mercato, che è sotto gli occhi ditutti, cercadiprefigurare i vari scenari, anche per non farsi trovare impreparata».

Parole che non sono bastate al sindacato. E la giornata si è aperta, conmobilitazioniintutti i siti produttivi interessati. Ci sono stati scioperi a Riva Trigo-. so (dove è stataoccupataperalcune ore la direzione aziendale), a Sestri Ponente (con un presidio ai cancelli e un corteo), a Palermo (dove alcuni lavoratori resteranno a oltranza sulla piattaforma della Saipem in lavorazione) e a Castellammare di Stabia (dove alcuni operai sono saliti in cima a una gru) e a Monfalcone. Negli altri stabilimenti si sono svolte assemblee. Fim, Fiom e Uilm, poi, si hanno chiesto un incontro urgente all'azienda per con scere le sue reali intenzioni, mentre oggi a Roma è confermato l'incontro cOn tutti gli enti locali. E l'i ottobre ci sarà lo sciopero (già organizzato in precedenza, ndr) dituttalacantieristica navale, conmanifestazione a Roma. I sindacati hanno inoltre chiesto un incontro a palazzo Chigi.

In serata, Sacconi ha detto che «il governo convocherà le parti di Fincantieri per rimettere nei corretti binari il confronto sul futuro della società, che allo stato dichiara di non avere definito alcuna ipotesi. Faccio appello a tutte le istituzioni e le organizzazioni sindacali perché siano isolati gli agitatori professionali, nel nome del primario interesse dei lavoratori. So che Fincantieri afferma di non aver defmito un piano industriale e che, come da mia sollecitazione, ha assicurato che nonprocederà ad atti unilaterali e aprirà un dialogo con leparti sociali e le istituzioni».

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Roberto

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Re: Fincantieri in crisi

Messaggio  Ferryboat il Mar Set 21, 2010 8:17 pm

Fino a ieri si parlava che Palermo il cantiere veniva "declassato" ed utilizzato solo per le riparazioni-trasformazioni e non più per le costruzioni.
Continuando così dove arriveremo? Che futuro avranno, compreso me, tutti quelli che lavorano con il settore navale se il colosso Fincantieri va in declino? Exclamation Rolling Eyes Mad Mad Mad
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Fincantieri fa retromarcia

Messaggio  Admin il Mar Set 28, 2010 9:44 am

Fonte: Repubblica (Minella Massimo)


Nell'incontro azienda-sindacati, i vertici assicurano: Riva Trigoso e Castellammare non chiudono .

Fincantieri faretromarcia sui 2.500 tagli ma i cassintegrati salgono a quota 3.200
«Quel documento era stato commissionato a luglio e non doveva essere reso pubblico. Comunque, non verrà applicato». Sono da poco passate le dodici e tutta l'Italia dei cantieri respira. Giuseppe Bono, aniministratore delegato di Fincantieri, ha appena spiegato ai sindacati che il piano industriale 2010-2014, nella sua bozza per discussione redatta da Fincantieri in primavera e consegnata a luglio all'azionista Fintecna resterà nei cassetti dell'azienda. Era, quel documento i cui contenuti sono stati svelati da Repubblica, una delle possibili strategie per far fronte alla devastante crisi internazionale che ha ovviamente colpito anche la cantieristica. L'ipotesi certo più negativa, rispetto ad altre, ma descritta nei minimi dettagli dall'azienda fino ad arrivare alla previsione di chiudere due cantieri (Castellammare di Stabia e Riva Trigoso) e a dimezzarne un terzo (Sestri Ponente), facendo uscire dal perimetro italiano del gruppo 2.450 dipendenti. Ora l'azienda, portata allo scoperto dalle anticipazioni giornalistiche e chiamata al confronto sindacale, annuncia la sua volontà di ripartire dall'ultima intesa firmata di fronte all'alloraministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, confermava il mantenimento di tutti e otto i cantieri italiani e dei suoi addetti.

Non che questo annuncio basti a placare tensioni e preoccupazioni. Non a caso, ieri i sindacati hanno confermato lo sciopero nazionale del primo ottobre che interesserà tutte le sedi produttive e amministrative del colosso italiano dellacantieristica. Il quadro internazionale riassunto ieri da Bono al tavolo della trattativa è quanto di più cupo, e reale, si possa in questo momento immaginare. Di fronte a cantieri che in Europa chiudono o riducono al minimo la propria produzione, Fincantieri metterà comunque a punto un piano tale da consentirgli di resistere ai contraccolpi del mercato, così da farsi trovare pronta alla ripresa degli ordini. Sarà un'impresad urissima, ma non impossibile, che si tenterà di raggiungere chiamando il governo al rispetto dei suoi impegni (le commesse pubbliche più volte annunciate) e in un contesto in cui aumenterà vertiginosamente il ricorso agli ammortizzatori sociali. La cassa integrazione, che oggi riguarda 750 dipendenti in Italia, entro la fine del prossimo anno dovrebbe salire a 3.200 unità, secondo quanto riferito ieri dall'azienda al sindacati.

«Questo primo parziale risultato è frutto della lotta di questi giorni che, in particolare, ha visto una forte mobilitazione a Castellammare di Stabia e a Palermo afferma Giorgio Cremaschi, responsabile Fiom-Cgil per la cantieristica Naturalmente, nessuno dei problemi del settore, né di quelli specifici dell'azienda, può dirsi risolto».

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Re: Fincantieri in crisi

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